Canton Casino!

Questo articolo non è per tutti.

Invitiamo quindi ad astenersi donne incinte, malati di cuore, chi ha mangiato troppo, benpensanti, massoni, animalisti, macellai, adolescenti in crisi di peso e albergatori pacifisti.

Ora possiamo iniziare:

Sabato sera, ventuno e zero zero. “Second stop is Ebikon”

La leggenda vuole che si ritrovino a provare in quel di Ebikon, e che, per arrivarci, prendano un qualche mezzo pubblico dal quale scendono alla seconda fermata. Vabbé, queste cose le leggete anche su internet. Quello che però non trovate sono i commenti delle persone ai live. E noi ve ne proponiamo alcuni. “C’è del jazz qui dentro” o “È un Jazz contaminato” è quello che dice il pubblico. E quando chiediamo contaminato da cosa la risposta esimia e prontissima è: “Da un po’ di tutto!”. I Second Stop is Ebikon hanno un gran sound. Il gruppo, infatti, esplora, oltre il free jazz, anche rock, hip hop e rievoca un ritmo a tratti primitivo. Funziona. Ci piace.

Il secondo gruppo sono gli Zeus! Per spiegare il sound di questo folle duo made in Italy dobbiamo distribuire un po’ di cultura: in principio fu il Caos, all’improvviso apparve Gea che da sola generò Urano con il quale si unì. Dal matrimonio nacquero i dodici titani (Oceano, Ceo, Crio, Iperione, Giapeto, Crono, Tea, Rea, Temi, Teti, Febe e Mnemosine) e tre Ecatonchiri (Briareo, Gia e Cotto). Urano, schifato dall’orripilante prole, decide di mangiarseli tutti, ma Crono, alleato alla madre Gea, evirò il padre che scappò il più lontano possibile dalla terra. Iniziò il regno di Crono, che sposò la sorella Rea, dalla quale ebbe Zeus, oltre agli altri, ma chissene frega degli altri, noi stiamo parlando di Zeus (e degli Zeus!). Crono temendo che i figli gli portassero via il potere iniziò a mangiarseli. Zeus riuscì a scappare grazie alla madre, ma quando fu sufficientemente grande tornò al cospetto del padre per sfidarlo. Con l’aiuto  dei Ciclopi, degli Ecatonchiri e qualche amichetto qua e là, Zeus sconfisse il padre e iniziò così il suo regno. Il pubblico ha detto che gli Zeus! fanno troppo casino. C’è da dire una cosa: è vero che le casse sembravano prenderci a pugni, vero anche che il doppio pedale e le distorsioni varie non c’invogliavano a stare a due metri dal palco, ma dannazione! Questi erano in due e sembravano in cento. Mai sentito un duo con un sound più pieno e distruttivo del loro. Il batterista è stato l’assoluto vincitore del premio miglior batterista del Gwenstival. A un certo punto deve essergli spuntato fuori un terzo braccio perché era impossibile suonare tutto quello che stava suonando, a quella velocità, non sgarrando mai. Tanta roba, per Zeus!

A tre quarti d’ora dall’inizio del concerto si presentano anche i Fai Baba. Per descrivere la loro musica dobbiamo mettere in un grande tritacarne Muse, Nirvana e The Killers. È un Blues d’avanguardia, un psico-folk che invita a un viaggio spirituale, e recupera appieno lo spirito dei Niton e delle Zayk. Il pubblico apprezza il cantante e i suoi assoli di qualità: “È davvero molto bravo. Poi mi piace che spari frasi in italiano del tipo: “Ciao Ragazzi”, “Buonasera” e “Quanto costa?”.”

È il turno dei Pow!, gruppo giovane di San Francisco (sì, è la serata dei punti esclamativi). Il gruppo è molto in gamba. Il quartetto esprime tensione con tamburi rabbiosi e una chitarra ribelle. Alla batteria c’è “Il sosia giovane di Obama” che se la cava alla grande, alla tastiera una ragazza coi capelli azzurri, davvero in gamba, che riceve la maggior parte dei più lusinghieri commenti e, non ce ne voglia il front-man, ma il più figo di tutti è l’effettista! Grande spettacolo.

Ed eccoci arrivati alla parte sperimentale.

Coco Bryce stravolge la serata band, salendo sul palco e proponendo un DJ set live. Musica oltraggiosa e ambiziosa. Difficile inserirlo in un genere: Skweee, con  rave e hip-hop. È un lavoro eclettico e, a tratti divertente. Il pubblico pare soddisfatto. Dopo una nostra domanda due ragazzi iniziano a baciarsi. Non sappiamo se per la musica, per la domanda o per l’atmosfera, ma non si può negare che Coco Bryce funzioni!

Brutaz, invece, è un progetto musicale made in Poland, nato per far ballare la gente con dj e live acts di musica noise, sperimentale e molte altre. Ha dato vita a una “performance” sonora basata su una lettura fraudolenta delle “Città invisibili”, orientata sul rave e la techno. La performance divide il pubblico, c’è chi non capisce fino in fondo l’effimera bellezza e chi invece ne rimane estasiato. Idea originale, probabilmente lo stesso Calvino avrebbe gradito. O forse no, ma si sa, era un arrogante.

Conclude la serata Facial Index. Musicalmente è difficile da collocare. Un accorparsi di suoni quotidiani passano attraverso un mixer per poi uscirne a tratti come frastuono a tratti come suono. Gli amanti del genere avranno sicuramente apprezzato uno dei concerti più estremi del Gwenstival. La performance di Facial Index può essere un ottimo spunto sui confini musicali, su dove finisce la musica e dove inizia il rumore, visto che tutto fa parte del mondo del suono. Il commento più interessante del pubblico è stato: “Mi pare una descrizione sonora dei nostri tempi. Difficile, ma poi non così sconosciuta.”

 

La serata è conclusa. Urla di giubilo, applausi fragorosi, cumuli di bicchieri vuoti, sbronzi che abbracciano e necessità di un controllo all’udito.

E come ogni buon concerto da favola, finisce con noi che rientriamo in albergo per sempre felici  e contenti!

 

NB & MC