PLEASE RETURN TO YOUR SIT – Tondo Music

Sushi.

Stasera gli unici dubbi erano se avresti mangiato una tartare di tonno o di salmone, salsa di soia o wasabi, sushi o sashimi, oppure entrambi. Stasera poteva essere tranquillamente una di quelle sere che avevi voglia di sushi.

Metti allora il caso che qualcosa all’improvviso ti cambi i programmi – chessò inventa: il giapponese sotto casa è chiuso e per arrivare a quello più vicino devi attraversare la città. Insomma, qualsiasi sia la scusa che ti allontani dal sushi, difficilmente ripiegheresti su di un negozio di vinili, che chissà perché alle 21 è ancora aperto, chissà per qualche altra ragione, dei ragazzi suonano dei vinile, e guarda caso questi ragazzi lavorano per una radio, Radio Gwen, e fanno una diretta radiofonica.

Mettiamo il caso che la tua serata sia andata così.

Un po’ di realismo. Immagina un negozietto stretto, quattro mura cinque metri per cinque, che in passato possono avere accolto la bottega di un calzolaio, un negozietto di gioielli e – perché no – magari un piccolo baretto di passaggio. Ora, togli le suole, i gioielli e il caffè e buttaci dentro una cosa come 9.000 dischi. Rigorosamente vinili.

Non pensare agli scaffali, gli scaffali fanno ombra, immagina piuttosto dei mobiletti altezza bacino, con due ripiani. Disponili lungo il perimetro del locale, mettine due spalla a spalla al centro e immagina di muoverti esclusivamente in una “O” squadrata. Bene, ora mettici dentro pile e pile di vinili, inscatolate in dei raccoglitori rettangolari di plastica, rigorosamente bianchi. Di tanto in tanto immagina anche un etichetta che distingua il genere, se no come ci si orienta in tutto quel marasma.

La prima cosa che fai è passare la mano sulla plastichina che ricopre i dischi, però parti dai raccoglitori pieni. Sì, perché i raccoglitori con gli spazi non fanno attrito, si spostano con il passare della mano. Invece, con quelli pieni, senti tutta una sensazione sul palmo, sembra quasi che la plastica ti carezzi. E sposti la mano su diversi contenitori, come se la sensazione cambiasse. E quando ti accorgi che non cambia, la smetti.

Ora estrai un disco a caso. Scegline uno che sta in un raccoglitore dove l’etichetta indica un genere che neanche conosci.

“Forte quel disco!”, ti senti dire. Ti raggiunge un uomo bello grosso, che, tanto per immaginare, chiameremo Tondo, e sembra essere il padrone del locale. Tondo ti passa alle spalle ed esattamente da dove hai pescato il vinile che hai mano ne pesca una copia. “Guarda qua, trova le differenze.”

In mano hai “The Jay e Kai Trombone Octet” copertina beige, con su disegnati dei bamboccini seduti su tromboni molto più grandi di loro. Anche l’altro è uguale no? Cerchi le differenze ma non ne vedi. “Pensa che questo è della Columbia, come dire Ferrari o Coca Cola.”

Eccolo, hai scovato l’errore. In una copia in alto a destra c’è scritto Jay & Kay, nell’altro Jai e Kai. “Le Y e le I” dici mentre Tondo ti fa segno di sì con la testa. “E qual è quello sbagliato?”

“Tutti e due.” Ti fa notare che Jay ha la Y e Kai la I. “Hai capito? Prima si sono accorti dell’errore e hanno ritirato dal commercio la primissima edizione. L’hanno corretta, sicuri di aver sistemato tutto, e ne hanno messo in commercio una seconda e più corposa, sbagliata un’altra volta.” E qui ti dici, quanta ne sa Tondo. “L’errore della Columbia alza i prezzi. Questi valgono. La prima edizione più della seconda, a dire il vero.”

Wow, è il caso di dirlo. Ora ti fidi di Tondo. Neanche gli chiedi di farti vedere qualcosa perché lui ha capito cosa cerchi, tu ancora no.

Et voilà! Per le mani ti trovi un LP dei Rolling Stone. Capirai, pensi. Da un esperto come Tondo ti aspetti che tiri fuori un disco di John Td Boonlish & The North-Blues Company, prima edizione del ’57, unica copia autografata dal cantante che dopo un concerto a Brighton è morto suicida. Ok, è tutto inventato, ma dillo che ti aspetti una roba del genere. I Rolling Stone li conosce anche tua zia che a casa ha solo musicassette di Adriano Celentano e Gigliola Cinquetti.

“Questo disco,” ti spiega Tondo “vale tantissimo perché ha una particolarità.” Con il ditone indica una cerniera che sta lì in mezzo alla copertina e sopra una fibbia. “Se tu apri la fibbia della cintura e tiri giù la cerniera, trovi la fallo-banana di Andy Warhol. E tac, il disco perde valore. Se tu invece lo tieni intonso, con la sua fibbia bella intatta, il disco vale molto di più.” Hai capito? I curiosi tolgono valore alle cose.

“C’è un Lp dei Beatles, Yesterday and Today che è passato alla storia grazie alla Butcher Cover. Se con il phone gli toglievi il primo strado, trovavi la foto di loro quattro vestiti da macellai, circondati da bambolotti squartati.”

Esatto, la primissima cosa che pensi è che si tratta della teoria del Gatto di Schrödinger e che finché il gatto resta chiuso nella scatola rimane in vita, quindi vale, ma se apri la scatola e il gatto muore non te lo vuole nessuno. Tondo inizia davvero a starti simpatico e ti viene naturale di chiedergli “Ma ce ne sono altre di storie simili, dietro a vinili?”

E se ci pensi bene chiedere a Tondo che vive di quello… beh, forse quella domanda potevi anche non fargliela. In cinque minuti: salta fuori Bob Masse, un 71enne che ha passato la vita a fare volantini e manifesti a gente come Jimi Hendrix, Janis Joplin, The Doors, Black Flag e chiunque altro ti venga in mente; ti parla di De André e di un disco che non venderà mai, o meglio non venderà più; spuntano gli anni ottanta e la morte del disco, le bolle nella pasta, perché il vinile si apprestava ad essere soppiantato da un ventennio abbondante di compact disc; e poi spunta il Disco Demolition Night del 1979.

Beh effettivamente il sushi ha il suo perché, magari potresti anche andare a mangiare sushi. Però immagina di essere lì, con Tondo, e grazie a lui scoprire che dei ragazzi, al motto “disco sucks”, invasero una partita di baseball dei Chicago White Sox con degli LP da disco music in mano. Era l’epoca chee avrebbe cambiato il mondo della musica, il modo di fare musica e il modo di ascoltarla. era l’epoca in cui il vinile veniva depredato del suo valore storico per fare posto al futuro, dove parole come tirante, puntina e solco smettevano di essere associate ad assoli, giri di basso e batteria. Tutto per colpa della Disco Music. Immagina proprio tanti ragazzi, ognuno con in mano un Lp rubato alla sorella, alla fidanzata a un negozio di dischi. Ce ne sono talmente tanti che ti vien da dire che quelli che erano allo stadio, della partita non gliene fregava proprio nulla; erano tutti lì per il Disco Demolition Night. Immaginateli mentre ne fanno una pira e al contempo i telecronisti che, attoniti, devono comunque commentare quello che sta succedendo in campo. Senti persino il suono della dinamite. Se, infine, il racconto ti ha trasportato fin lì, voltati a destra, guarda in alto. Sul tabellone c’è una fantastica scritta gialla, semplice, composta, che vuol dir poco, ma è la contromossa più potente che si possa fare all’inizio di una rivoluzione. È una preghiera per i ribelli e una speranza per chi teme cosa succederà dopo. È a suo modo cattolica e a suo modo è entrata a far parte… No, non della Storia, ma di quella storia lì: PLEASE RETURN TO YOU SIT.

 

Nicola Bandini