Atomic

Pioggia.

Un buon inizio.

Arrivo a Lugano, al Jezz in Bess: grande edificio, vecchio magazzino forse. Salgo al secondo piano, consegno il biglietto e sono dentro.

È ancora vuoto, è presto. Il locale è caldo, accogliente.

Luci soffuse, una sessantina di sedie di fronte agli strumenti. Intimità.

Il salone pare farsi bianco e nero.

Passa poco e si riempie di gente. Ancora meno, e loro arrivano.

Håvard Wiik si siede al piano, Hans Hulbækmo alla batteria. Sullo sfondo Ingebrigt Haker Flaten si appoggia al contrabbasso e di fronte Fredrik Ljungkvist ai fiati, Magnus Broo alla tromba.

Il silenzio cresce. Mi rilasso pensando a un inizio appena accennato per poi accelerare.

E invece no. Partono di colpo, tutti e cinque, energici, inaspettati. Colgono di sorpresa.

I colori tornano, vividi.

Già solo per l’attacco ricevono un applauso.

Poi s’interrompono. Resta il contrabbasso, lieve. Parte la tromba. S’impenna, s’incaponisce. Poi piano e batteria. La musica è veloce. La batteria spicca, la tromba degenera. Intensità, fervore. Arriva. Il picco è vicino. Il controllo è perduto. Sta per esplodere. Ora ci siamo …

Stop.

Il piano riprende, accennato, seguito dal sax. Dopo poco si uniscono batteria e contrabbasso. Aumenta l’impeto. E in un attimo tutto torna. Veloce, sanguigno.

Sono gli Atomic.

Quintetto in parte norvegese, in parte svedese. Nascono nel 2000 e già con i loro primi due album: Feet Music (2002) e Boom Boom (2003), si fanno notare dal grande pubblico , ma soprattutto dalla critica, certa di percepire un sound originale che pochi altri gruppi scandinavi possiedono.

In breve gli Atomic si impongono nella scena musicale traendo ispirazione dalle tradizioni jazzistiche americane, dal free jazz e dall’improvvisazione di stampo europeo.

Girano il mondo in tour e passano da Europa, Stati Uniti e Giappone; e per il loro decimo anniversario pubblicano “Theater tilters Vol 1 & 2”.

L’ultimo disco in commercio è “There’s A Hole In The Mountain” del 2013, in cui brani dal dinamismo più ingegnoso si alternano a pezzi di maniacale intensità, ed altri che ricordano il jazz francese precedono l’estemporaneità del free jazz più moderno.

Questo sono gli Atomic: dinamismo inaspettato, caos controllato, energia.

Insomma, uno dei gruppi più talentuosi nel recente panorama jazz.

 

MC

Radio Limbo, il morto che parla – Giulia Perona & Matteo Buranello

Il nostro radiodramma parla di esorcismi e viaggi nell’aldilà. I personaggi principali sono Leonardo Godiroli, reporter protagonista delle esperienze di pre-morte, e padre Amorth, uno dei massimi esperti di esorcismi in Vaticano. Grazie all’aiuto del religioso, Leonardo infatti entra in contatto con celebri defunti e ne racconta i dettagli nei suoi diari radiofonici.

Tutto è cominciato con Dio la benedica, dottor Kevorkian di Kurt Vonnegut, al quale abbiamo voluto idealmente ricollegarci anche nello stile ironico e pungente. Era per entrambi la prima esperienza di scrittura radiofonica e quindi è stato molto interessante lavorarci insieme e cercare storie particolari, come quella di Paracelso e dell’inventore delle tavolette di cioccolato, Francois-Louis Cailler.

Per quanto riguarda le registrazioni, è Matteo (membro della band Dagomago) che dà la voce a Leonardo Godiroli. Non siamo professionisti, ma abbiamo cercato di lavorare al meglio: lui come musicista e cantante ha dato vita al reporter e alle sue esperienze . Siamo stati aiutati dal suo produttore, Davide Diomede, che ci ha dotati di un microfono e da Andrea Pizzato – anche lui nei Dagomago – che si è prestato come fonico durante le serate di registrazione.

Gwendalì! – “Il Collettivo Lì!”

Il collettivo “Lì!” è un gruppo di ragazzi tra i venti e i venticinque anni che organizza attività culturali in cui compaiono concerti e al contempo esposizioni.

Il collettivo lì nasce nella primavera del 2014 dalla fusione di due collettivi: la Drunken Sailors e la Moss It Up. I primi prevenivano dal mondo della musica, dove già da tre anni si organizzavano concerti di band internazionali, principalmente della scena underground, ma non solo. La Drunken Sailors si formò poco dopo un’esperienza con il Gwenstival di quell’anno. La Moss It Up, invece, nasce nel 2011, da un’idea di due compagni di CSIA, che cercavano un modo per continuare a lavorare nel campo artistico anche dopo la scuola. I primi passi furono dei piccoli lavoretti interni conditi da un po’ di ricerca. Poi una collaborazione con Arte Urbana Lugano ha permesso loro di avere una certa visibilità, entrare nell’ambiente e conoscere gente. Il primo grande lavoro è stato l’AM, l’Arte della Memoria: un’esposizione collettiva alle ville Ambrosetti di Gentilino, dove hanno avuto l’opportunità di piazzare un’istallazione in una stanza e collaborare con grandi esponenti della Street Art italiana.

Nel dicembre 2013 i due collettivi vengono a contatto in occasione della presentazione di Bouquet Magazine, un magazine d’ illustrazione e disegno contemporaneo e autoprodotto che vanta la partecipazione di numerosi artisti e illustratori internazionali, tra cui Sophie Gaucher, Alessandro Ripane e Laura Breiling. Nell’evento presenziarono cinque band che diedero vita ad altrettante performance musicale. Da lì la Moss It Up inizia a curare tutto quello che è la parte visiva, comunicativa ed espositiva per la Drunken Sailors, che a quel punto diventa collettivo Lì!. La seconda collaborazione importante con Lì! è stata Animal Coaster, un’esposizione di file .gif e concerti (http://animalcoaster-gif.tumblr.com/).

“Il nome Lì!,” ci racconta Noa, il rappresentante di quello che era il collettivo Drunken Sailors “è saltato fuori in una maniera casuale mentre chattavo con Giacomo. Stavamo appunto pensando a come potesse chiamarsi questa cosa che nasceva con lo scopo di mischiare arte e divertimento, spazio espositivo e concerti, in modo da spingere i giovani ad interessarsi all’arte e alla cultura. Avevamo un appuntamento in un posto che sapevamo entrambi, così gli ho scritto che ci saremmo incontrati “Lì!”. La parola “Lì!” ha avuto subito un impatto grafico e rappresentava anche l’idea che avevamo in testa: non vuol dire niente ma vuol dire tutto. Poi erano belli i giochi di parole che si creavano: Ci vediamo lì! o Bella lì!”.

A maggio di quest’anno la prima data internazionale creata dal collettivo Lì!: il concerto dei White Mistery di Chicago, sotto l’etichetta Burger Record. Dopo il grande successo della serata, il collettivo Lì! ha a organizzare date internazionali con gruppi francesi, canadesi, statunitensi e così via.

Ad ora conta una decina di membri tra cui grafici, incisori, scultori, gente che si occupa di editoria, che si ritrovano tutti i giorni con l’obiettivo di creare un qualcosa di originale, quanto più vicino ai bisogni della gente, che possa dar loro un buon motivo per uscire di casa e naturalmente stare insieme.

“Se crei l’interesse nelle persone e nel gruppo,” dice Noa, “puoi sfruttare meglio le opportunità che si vengono a creare, i tanti collegamenti, perché si legano tanti aspetti e si fa squadra. Vogliamo farci sentire. Poi magari uno prenderà la sua strada, anche se l’idea è quella di trasformare questo sogno nel nostro lavoro, ma non come organizzatore di eventi o nel singolo, con questo gruppo, questa gente, con il collettivo”.

Quello del collettivo Lì! è un progetto completamente indipendente, che non si avvale degli sponsor, ma è totalmente autofinanziato e che cerca di rientrare nei budget, per ora riuscendoci sempre. L’obiettivo di questi ragazzi ora è quello di trovare uno spazio autonomo e indipendente dove poter proporre della cultura libera per tutti e creare una rete tra le attività indipendenti con lo stesso interessa, come Radio Gwendalyn e il Gwenstival.

Proprio in occasione di questo grande appuntamento il collettivo Lì! e in particolare Giacomo, il rappresentante del collettivo Moss It Up, ha creato una performance davvero interessante. “Visto che il tema è mappe,” dice Giacomo “ci è venuta l’idea di fare un’esposizione dislocata sul territorio con tre installazioni, una per ogni trasmettitore radio (Chiasso, Lugano, Locarno) e identificare un “confine” alla mappatura che si crea fisicamente grazie alle persone che muovendosi all’interno del territorio scelgono il punto dove lasciare una traccia del proprio passaggio (nel gergo TIMP, acronimo di This Is My Point, un semplice foglio con su il logo dell’iniziativa e sotto lo spazio necessario in cui  segnalare le proprie coordinate geografiche, ndr). Affiggendo il simbolo, non resta una cosa sterile come una mappatura scientifica, ma lì, in quel punto preciso, in quella coordinata, c’è stata veramente una persona e capisci quanto una cosa come questa si sposti e sia viva”.

Per tutti questi ragazzi, il Gwenstival è un po’ il papà delle cose che si sviluppano in Ticino perché, a detta loro, raggruppa quasi tutti i creativi del territorio, spaziando tra le forme d’arte.

Il prossimo appuntamento con i ragazzi del Collettivo lì! è sabato 25 ottobre, data in cui si terrà il concerto dei Sapin e dei Volage, due gruppi francesi della Howlin Banana Records, che sonano un garage punk degli anni 70 rivisita e si avvicinano molto al genere scelto dal collettivo Lì!.

Potete seguirli anche su Facebook:

Nicola Bandini

Sulla strada del Sole – Giulia Cuter, Mila Marzo, Sofia Beltramo

“Sulla strada del sole” è il racconto di un viaggio, un viaggio reale di tre amiche lungo l’A1 da Napoli a Milano e un viaggio ideale che ripercorre la storia dell’autostrada a cinquant’anni dalla sua inaugurazione. Il programma nasce da un viaggio on the road che noi tre autrici abbiamo fatto durante l’estate. Un viaggio all’avventura, ben poco pianificato e organizzato: l’unico obbiettivo certo era arrivare a Milano seguendo lo snodo dell’autostrada partendo da sud. Nel mezzo ci sono state tappe impreviste, deviazioni, passaggi in carsharing e diverse notti a condividere un divano, a volte di amici, altre di sconosciuti. E poi si è letto, osservato, ascoltato le storie di ieri e quelle di oggi, per provare a capire cos’è cambiato, se qualcosa è cambiato, da quando solo sette ore di macchina separano Napoli e Milano, da quando l’Autosole attraversa la penisola.

L’EVOLUZIONE DELLE SPEZIE – Massimiliano Zampetti

L’evoluzione delle spezie” è una commedia paradossale e felicemente irriverente in cui si racconta la storia di un ristorante non proprio rinomato a conduzione familiare che si avvia verso un naturale fallimento. Ci vorrebbe una grande idea per cambiare lo stato delle cose. Un colpo di genio. O forse un colpo di fortuna inaspettato. Ed è proprio l’irruzione improvvisa di un primate a dare nuovo slancio all’attività culinaria e imprenditoriale del ristorante. L’evoluzione delle spezie è il risultato dei lavori dei giovani autori che verranno proposti durante il Festival, giovedì dalle 21:30 alle 22.

Abbiamo sfruttato l’opportunità di avere con noi Massimiliano Zampetti per parlare anche di altri progetti come Teatro d’Emergenza. “Nasce poco più di vent’anni fa dall’incontro tra me e Luca Spadaro. Nel corso di tutto questo tempo molte cose sono cambiate. Molte persone hanno collaborato con noi. Alcune lo fanno ancora, altre no. Molti sono gli spettacoli che abbiamo prodotto. Molte sono le idee che abbiamo avuto. Alcune realizzate, altre non ancora. Due cose però sono rimaste le stesse: una è la visione artigianale che abbiamo rispetto al nostro mestiere che, in fin dei conti, è quello di raccontare storie. Come gli artigiani cerchiamo di avere cura dei dettagli, di costruire qualcosa di solido e resistente nel tempo, di scegliere i materiali giusti. La seconda è il divertimento che ancora proviamo nel fare questo mestiere. Un divertimento che forse è la parte più preziosa da difendere. La parte che ci permette di lavorare con serietà, serenità e soprattutto non ci fa dimenticare il rispetto che va dato al vero protagonista di uno spettacolo: lo spettatore.

L’ultimo lavoro che abbiamo affrontato è “Il silenzio è obbligatorio” che nasce in qualche modo da un limite di età. Il DECS con Pro Helvetia e Rete Due della RSI avevano indetto un concorso di scrittura teatrale. Avevo una sola idea, ma poltriva in un cassetto da molto tempo. Il concorso mi ha fatto aprire quel cassetto e da lì quell’idea ha cominciato a svilupparsi. Sia la vittoria del concorso che la possibilità di metterlo in scena con il mio sodale Spadaro, hanno permesso che questa esperienza, particolare per il percorso di Teatro d’Emergenza, sia stata felice. Una commedia che ha tentato di affrontare il tema della morte cercando la leggerezza e il sorriso. Il prossimo lavoro è invece un lungo innamoramento. Metteremo in scena, in coproduzione con LuganoInScena, “La casa di Bernarda Alba” di Federico Garcìa Lorca.

L’abbiamo usato per i nostri saggi e seminari. L’abbiamo studiato, letto e riletto. In qualche modo gli abbiamo girato intorno per tanti anni ma è arrivato finalmente il momento di dichiarare tutto il nostro amore a questo autore. E dichiararsi vuol dire una cosa sola: farne uno spettacolo. Speriamo che questo nostro amore venga ricambiato, ma potremo saperlo solo il prossimo 27 febbraio al Teatro Foce di Lugano”.

NB

L’ORIZZONTE ARTIFICIALE

L‘Orizzonte Artificiale è lo strumento al quale i piloti si affidano in condizioni di scarsa visibilità. Ma è anche un estremo esercizio di fiducia, poiché seguirne le indicazioni (assolutamente veritiere) significa andare contro le sensazioni che il corpo umano prova in quelle condizioni (pericolosamente errate). Si può quindi intendere l’Orizzonte Artificiale come una metaforica soglia sensoriale, un “filo del rasoio” sul quale si svela l’essenza del volo.

L’Orizzonte Artificiale è un radiodramma, in onda giovedì dalle 13:30 alle 13:50, scritto da Higor Horvat, un attore ticinese che divide la propria attività tra la Svizzera e l’Italia, seguendo i racconti di Realdo Ranieri, primo ufficiale sui voli di linea e trainatore di alianti. Igor, oltre al lavoro in teatro, televisione e cinema, da anni partecipa alla produzione di radiodrammi della Rete Due RSI, per la quale quest’anno ha anche curato la regia de La Porta della Libertà di Dada Morelli (dall’omonimo romanzo edito da Mondadori) e del progetto Nutrire L’Immaginazione in collaborazione con la Scuola d’Arte Drammatica “Paolo Grassi” di Milano (in programmazione al Gwenstival).

“Il Gwenstival,” dice Igor “è una realtà eclettica e stimolante per il panorama radiofonico a livello ticinese, svizzero e insubrico che mi auguro continui a crescere nel solco dell’esperienza fin qui tracciato”.

Temporary Record Label Store

Tre parole per descrivere la trasmissione:

Etichette.

Humus Dance!

LIVE!

Ok, quattro.

Ogni pomeriggio dalle 15:00 alle 15:30 il Gwenstival è all’Humus Dance: uno spazio espositivo, una vetrina culturale, una galleria.

L’Humus è tutto ciò e non solo. Infatti, per citare le parole di Ravi Tironi, pittore e scultore svizzero, nonché gestore dell’Humus Dance, è un “punto di aggregazione per artisti”.

Lo spazio, aperto quest’estate, nasce per dare vitalità ad un contesto privo di proposte culturali alternative. Per dare una spruzzata di energia a Mendrisio, prendendo spunto dal “1929”, officina creativa di Lugano, e dal “Mono” di Locarno.

Antinea Peruch, autodefinitasi “colei che si occupa del costume” dell’Humus, ci ha raccontato i progetti in fase di realizzazione: un’esposizione dell’artista di Mendrisio Matteo Gilardi, che, mediante le proprietà trasparenti della cera, rende illuminabili i quadri; e una rassegna di film e documentari di dominio pubblico visionati da un intimo gruppo di persone su una vecchia TV a tubo catodico.

Ora, invece, sta a noi occuparlo!

Con un’esposizione di etichette discografiche svizzere tra cui:
Pulver und Asche Records

A Tree in a field Records

Old Bicycle Records

Das andere selbst Records

L’è tütt folklor Records

 

Ogni giorno, fino a sabato, saremo all’Humus Dance, in diretta a partire dalle 15:00.

Passate a trovarci, vi aspettiamo per una chiacchierata e per condividere buona musica.

LIVE!

 

http://www.humusdance.ch/spazio-espositivo-humus-dance/

 

MC

La voce di Gwen

La Voce di Gwen è un programma creato appositamente per Radio Gwendalyn da Fabiano Alborghetti e Raffaele Sanna, trasmesso per la prima volta tra il 2010 ed il 2012. Vanta l’onore di essere il primo programma di poesia mai apparso in una radio web in Svizzera e di lì in avanti ne hanno accolto l’idea altri palinsesti anche in FM, sia in Ticino che in Italia.

Se le prime stagioni sono state monotematiche (si leggeva da un libro di poesia, dando il background del poeta), le ultime hanno visto puntate ruotare attorno ad un tema cardine (Cura, Generazioni, Luoghi, Voci, Miserie, ad esempio) poi declinato attraverso tre libri di poesia. Un modo per affrontare la realtà o per comprendere come la realtà è accolta e “lavorata” attraverso la lingua della poesia.

Le migliaia di Podcast scaricati e ascoltati sono stati un chiaro segno del desiderio di poesia oggi. “La poesia,” dice Fabiano “è viva e vegeta ed interessa se si è in grado di proporla -anche a profani- in modo interessante e coinvolgente. In sé non è un’arte dimenticata. E’ che per troppo tempo ha ruotato attorno all’ombelico del poeta e questo –al lettore- non ha interessato né interessa ora. Creare invece altro (prima di tutto scrivendo della buona poesia che possa davvero coinvolgere) e poi offrendola senza restare troppo ancorati a un percorso accademico polveroso porta risultati.”

Sono anni che Fabiano se ne occupa, creando progetti per carceri, scuole, ospedali e festival aperti al pubblico.

Insomma, non perdetevi assolutamente l’appuntamento con La voce di Gwen perché si è propone poesia in modo serio ma anche non convenzionale; per i temi trattati nella selezione dei Podcast scelti per il festival (la poesia dei nati negli anni ’80 in Generazioni; il tema del lavoro e della perdita del lavoro nella puntata dedicata a Franzin; il romanzo in versi per quella centrata su Maria Pia Quintavalla; la fatica dell’ascesa e della spiritualità per Paola Loreto; il confronto con l’estero e l’esterno con Yari Bernasconi e poi la poesia come co-disciplina delle Medical Humanities nella puntata che ha il titolo di Cura).

A proposito d’imperdibile, segnaliamo l’appuntamento live di sabato 11 ottobre presso la libreria Dal Libraio che vede Massimo Gezzi, Giona Mattei e Marco Balzano dialogare attorno al tema della realtà e della letteratura, come queste si intersecano o divergono. Tre voci che singolarmente operano in letteratura, molto diverse e personali. Chiunque è ovviamente il benvenuto per assistere dal vivo.

NB

Tondo music Live Sessions

Tondo Music è stupendo.

Questo non è un giudizio personale, è la realtà!

Un piccolo, caratteristico negozio di vinili a Maroggia, sulle rive del lago di Lugano. Ma non è solo il luogo a renderlo unico. È l’atmosfera. Un’atmosfera informale, calda, in cui, anche uno che non ha mai toccato un vinile, si sente a casa.

Alessandro Bassanini è il cuore e la mente dietro quest’idea.

L’abbiamo intervistato sul perché, sul come, sul dove e sul quando; e lui ci ha raccontato:

 

  • Perché hai aperto negozio vinili?

 

È una storia lunga. La passione per la musica l’ho avuta sin da ragazzo. Ho studiato flauto al Conservatorio di Piacenza, poi sono andato in America.

Da quel momento ho iniziato a comprare tutti i dischi che volevo. Ma più ne avevo, più mi rendevo conto che le prime edizioni avevano un suono diverso. Migliore.

Perciò è nata la dipendenza da originale.

Poi nel 2004 ho avuto un incidente. Un’auto ha sfondato il muro del mio ufficio e mi ha investito.

Così ho abbandonato il posto da dirigente d’industria che occupavo e mi sono allontanato, mi sono ritirato nel borgo di Maroggia.

Ho deciso anche di vivere con l’essenziale: adesso, per esempio, non indosso più di 50 franchi d’abiti!

 

  • In quanto tempo hai costruito la tua collezione? E dove li hai scovati così tanti dischi?

 

30 anni e un po’ dappertutto. Se era una roba strana io la compravo!

Ma principalmente compro collezioni. Ne ho appena acquistata una da 3.000.

 

  • Quanti dischi possiedi in totale?

 

In totale 60.000. Qui esposti in negozio ne ho 7.000.

 

  • Quali sono i clienti tipo?

 

Tutti. Spesso giovani. Io mi aspettavo clienti di 45-55 anni, invece è stata davvero una sorpresa.

 

  • Ma non ti ferisce vendere la tua collezione?

 

Da morire! No, diciamo che me ne sono fatto una ragione.

È come passare un testimone. Ho deciso che era meglio conservare solo dischi che avevano un valore, quelli rappresentativi per me.

E comunque a casa ne ho 8.000. E non li vendo!

 

Questo è Alessandro Bassanini, e questo il sito di Tondo Music: http://tondomusic.com/

 

Fino a venerdì staremo con lui dalle 20:00 alle 21:00. Trasmetteremo musica scegliendo fra i suoi innumerevoli vinili. E lo faremo LIVE.

 

MC

 

I am here now

Alan non era l’unico bambino straniero in classe.

C’era anche la bimba jugoslava.

Quella fuggita dalla guerra.

Passano vent’anni dalle scuole elementari di Alan Alpenfelt, e, ripensando alla bambina, si chiede quale fosse la guerra per cui era dovuta scappare.

Scopre che tra il ‘91 e il ‘95 scoppiarono una serie di conflitti all’interno dell’Ex Jugoslavia, e resta turbato dal fatto che non ne sapeva nulla. Nulla dei campi di concentramento, nulla delle atrocità commesse, nulla dei morti.

Perciò, tra il 2012 e il 2013, Alan decide di rintracciare esuli balcanici che risiedono in Ticino, tutti fuggiti dal conflitto quando avevano un’età compresa fra i dieci e i vent’anni, per intervistarli e ascoltare le loro testimonianze dirette.

Ne scova diciotto. E tutti raccontano.

Raccontano di un passato sconosciuto ai più, di una guerra che Alan non riesce ad associare al viso di quella sua compagna di classe.

Raccontano di come, ancora oggi, il trauma di quell’inaudita violenza non si sia placato. Del dolore, per le persone fuggite, ancora presente, ancora attuale.

Alan ha trasformato queste testimonianze in storie, e le ha date da leggere ad attori professionisti, permettendo ai racconti di acquisire valore universale.

Ma non si è fermato qui: ha progettato una mostra di audiopittura, in cui il pittore Ravi Tironi, durante l’ascolto delle storie, ha creato diciotto dipinti estemporanei, seguendo l’essenza emotiva dei racconti.

Infine, per un mese, sono stati esposti alla Biblioteca Cantonale di Bellinzona. Ognuno con l’audio del racconto che aveva ispirato l’opera stessa.

Alan, insomma, ha voluto dare una voce a quella bimba jugoslava. A quella compagna di cui non ricorda più il nome. A quell’amica di cui ha voluto conoscere la storia.

 

Il Gwenstival manderà in onda 7 di queste storie, una al giorno, da lunedì a domenica, dalle 19:30 alle 19:50.

 

MC