Venerdì sera psichedelico

Cinque ragazze su un palco sono sempre un buon inizio. Se, poi, sono anche dannatamente brave, è puro godimento.

Il posto, “I Magazzini FFS” di Chiasso, sono un ex centro di smistamento merci in procinto d’essere abbattuto, ora fantastico spazio allestito con palco e bar. L’atmosfera è elettrica: tenue luce blu fosforescente come anticamera alla psichedelia della serata.

Sono le nove e, come in un sogno, la musica parte.

Le Zayk. Cinque ragazze di Zurigo, belle e appassionate. La musica è lunga, spontanea. Non ha una struttura precisa, si dilata, si prende lo spazio che vuole, senza vincoli. Un ragazzo del pubblico dice: “Mi sembra d’essere in montagna.” Ha una birra in mano, la terza, ma non ha torto. Questa musica immerge in un senso di vastità. E pare desideri portarti da qualche parte. Nel viaggio stesso, forse.

Questo era l’inizio. Un grande inizio.

Subito dopo il pubblico gira le teste. Infatti i Niton non sono sul palco, ma sul pavimento, in un trapezio delimitato da due strisce di nastro adesivo fosforescente. L’approccio affascina. Il pubblico davanti subito siede a terra, come bambini che ascoltano una storia ben narrata. Il trio è già impegnato in una jam session d’avanguardia. Con strumenti e arnesi elettronici creano rumori deformi che galleggiano e tentano di agglomerarsi in una sonorità precisa, di ritrovare un legame dopo una disintegrazione sostanziale. Il risultato è un’estemporaneità che lascia imbambolato l’ascoltatore, come in mistica contemplazione della profondità del suono. Per non parlare del musicista con indosso una maschera da luchador …

Durante i Niton il silenzio era assordante. Alla fine lo erano gli applausi. Spruzzi di birra schizzano nella frenesia di mani, e senza il tempo per un bicchiere di vino, attaccano i Dans La Tente.

I brani sono brevi, suggestivi. Emanano un fascino incredibile. Lo stile pare dream-pop, ma con influenze new wave, punk e rock.

Il pubblico è stretto al palco, l’atmosfera è trasognata.  Ma nonostante questo permane l’elettricità.

L’elettricità che ha caratterizzato la serata fin’ora, il senso del “Sta per succedere qualcosa …” E accade alla fine: le urla sgorgano dalla folla, una ragazza cade ma continua ad applaudire.

La serata è solo a metà, ma l’entusiasmo è alto.

Ed ecco il quarto gruppo: His Electro Blue Voice. Senza fronzoli. Non si possono definire altrimenti. Partono con un urlato post – punk minimalista. E la folla è esaltata. Si dicono pessimisti, rabbiosi e sporchi; ma l’energia che sprigionano è tale da far tremare la birra nel bicchiere. “Musica ossessiva che stappa sensazioni accumulate sottopelle.” Così definiscono ciò che fanno. Critica fulminea: il trio spacca.

Ma nonostante sia l’una passata, e sia giunta quasi la fine, l’entusiasmo è alle stelle.

E, dato che la serata si era aperta con una band femminile, la si chiude allo stesso modo. Ma non è una band, è una solista: Phantom Love.

Rientra formalmente nella musica elettronica, ma è molto di più. Il pubblico ondeggia di fronte a lei. Arpeggi continui, tamburi tribali, campanacci, piatti, tutto immerso in un riverbero liquido. Lascia estasiati e, come con i Niton, l’attenzione è totale, quasi religiosa.

La tensione cresce, si dilata. Tutta l’energia della serata si accumula durante il suo pezzo. La carica elettrica sprigionata dalla musica ha invaso la folla, e ora la folla sta per rilasciarla. E in questa atmosfera retro-futuristica, in una mezz’ora che pare un attimo, accade.

Phantom finisce, il pubblico esplode.

Grida, applausi e fischi si mescolano ad una spinta d’euforia che muove il pubblico come fosse un’onda. Gente si abbraccia coi bicchieri in mano. Bicchieri vuoti.

Anche se la serata è conclusa, le persone restano al magazzino per smaltire gli ultimi residui di ebbrezza psichedelica. Per esaltarsi ancora al ricordo di questi cinque memorabili gruppi.

Ma la bella notizia è un’altra: anche questa sera i Magazzini FFS fanno serata.

Non c’è bisogno neanche di dirlo, quindi.

A dopo.

 

MC